Direzione editoriale di Massimiliano Mangano - Chiara Campanelli
Amministratori locali: al Sud record di intimidazioni
La Commissione istituita al Senato nell'ottobre 2013 ha approvato la relazione conclusiva. Il punto vero: rompere la solitudine degli amministratori onesti.
Istituita al Senato nell’ottobre 2013, la Commissione di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali ha approvato, nella seduta del 26 febbraio scorso, la propria relazione finale. La quale snocciola dati da fare tremare i polsi. Basti pensare al fatto che, con la sola esclusione della Valle d’Aosta (rimasta esente dal fenomeno), gli atti intimidatori hanno interessato tutto lo stivale, con “numeri da record”, come li indica senza mezzi termini la Commissione, in Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna e con una evidente presenza anche al Centro ed al Nord (soprattutto Lazio, Toscana e Lombardia).
In alcuni casi, gli amministratori presi di mira dalla criminalità organizzata, ma anche da singoli, sono rimasti al loro posto, pagando persino con la vita il loro impegno. In altri, dimissioni, volontarie o collettive, rassegnate da amministratori colpiti da atti intimidatori hanno anche portato, in alcune ipotesi, allo scioglimento del consiglio comunale.
Un dato che emerge dall’interessantissimo documento licenziato dalla Commissione parlamentare riguarda la natura delle intimidazioni. Verificata “la non sovrapponibilità fra fenomeno intimidatorio e criminalità organizzata” si è, infatti, osservato che certamente gli atti criminali più gravi sono e restano di matrice mafiosa, ma le intimidazioni rivolte agli amministratori locali provengono anche da quella fetta di popolazione stretta nella morsa del disagio sociale e solitamente portata a ritenere che dal Comune e, dunque, dai loro rappresentanti potranno ottenere la soluzione ai loro problemi. Non a caso, la relazione parla esplicitamente di “un Paese in cui i rappresentanti delle istituzioni locali più vicine ai cittadini, e innanzitutto dei piccoli e piccolissimi comuni, lavorano con grandi rischi e difficoltà, scontando una perifericità che non è solo territoriale, con la necessità di far fronte all’ampiezza delle loro funzioni e alle istanze dei cittadini, con strumenti inadeguati e risorse sempre più limitate, in un momento di grave crisi economica, aggravato da una diffusa sfiducia verso la politica”.
“Il punto vero - continua la Commissione - è come rompere la solitudine degli amministratori onesti che sono comunque la stragrande maggioranza, come lavorare per evitare il loro isolamento che spesso è una precondizione dell’intimidazione, come rafforzare le istituzioni locali, a partire dai municipi, che rappresentano”. Da qui le proposte.
La Commissione ritiene, innanzitutto, utile rafforzare la presenza sui territori di rappresentanti delle istituzioni nazionali e del governo ed “utilizzare le forze dell’ordine per controlli periodici e casuali operazioni preventive di polizia, soprattutto nei comuni più a rischio, anziché intervenire con misure di tutela dopo le intimidazioni”.
Necessario, altresì, lavorare per “ristabilire le regole e ridare credibilità alle amministrazioni” sempre più schiacciate dalla crescente domanda di prestazioni assistenziali, soprattutto laddove “chi ha bisogno o crede di avere un diritto, soprattutto in contesti degradati e fragili, non crede nelle regole che l’amministrazione deve seguire ma è invece convinto che un amministratore può fare tutto”.
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